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La Piccola Casetta di Nazareth è una nuova Opera religiosa sorta a Casapesenna, in Diocesi di Aversa, dal cuore del Servo di Dio don Salvatore Vitale e di Madre Vincenza Garofalo, due anime che hanno messo a base della loro consacrazione al Signore l’umiltà e la verginità, ed hanno sacrificato tutta la loro esistenza per il bene e la crescita dell’Opera, desiderando solo di servire la santa volontà di Dio nella Chiesa. Iniziata nel silenzio e nell’estrema povertà nel lontano 1944 sulle rovine del secondo conflitto mondiale, per alleviare le sofferenze di tanti bimbi rimasti orfani a causa della guerra, l’Opera è cresciuta lentamente e – possiamo dire – è andata avanti sempre “a stenti e miracolosamente” secondo l’espressione che ripeteva a don Salvatore la Venerabile suor Giuseppina dei Ponti Rossi del Carmelo di Napoli. Ha attraversato molti momenti difficili e più di una volta è sembrato che fosse giunta la sua fine ed invece, certamente per grazia e misericordia del Padre celeste, si è sempre ripresa ed ha continuato il suo cammino. Iniziata per soccorrere gli orfani di guerra, i bambini poveri ed abbandonati, man mano il Signore ha fatto comprendere a don Salvatore che desiderava qualcosa di più: una famiglia di anime consacrate con un nuovo stile di vita ed una missione ben precisa che rispondesse alle esigenze e ai problemi del nostro tempo. Il discorso sulla Piccola Casetta di Nazareth si inserisce nel tema delle nuove forme di vita consacrata, di cui parla il nuove Codice di Diritto Canonico al canone 605 e per questo richiede una nuova mentalità e apertura di spirito per la sua comprensione. Nell’andare avanti nello studio di queste nuove forme e soprattutto dinanzi alla testimonianza di vita autenticamente evangelica dei suoi membri, il discorso si chiarisce e si fa sempre più strada la convinzione che si tratta di un dono dello Spirito di Dio alla Chiesa del terzo millennio, che va accolto e va incoraggiato.

NUOVA FORMA DI VITA CONSACRATA

Passiamo ad esaminare brevemente questi requisiti attingendo al Magistero della Chiesa per poi avvicinarci alla realtà specifica della Famiglia religiosa La Piccola Casetta di Nazareth. Queste nuove forme, per appartenere al campo vastissimo fiorito nella Chiesa della vita consacrata sotto l’impulso dello Spirito fin dall’inizio del cristianesimo devono rispettare i requisiti essenziali teologici e canonici che contraddistinguono la vita consacrata. Essi sono: la sequela Cristi attraverso la professione dei consigli evangelici, la vita comunitaria, il “radicalismo evangelico”, la carica profetica, l’opzione e la missione a favore dei fratelli più piccoli e poveri. Questi requisiti generali che qualificano la vita consacrata costituiscono l’aspetto essenziale e comune che pone in continuità ed armonia tra di loro le varie forme della vita consacrata stessa, da quelle antiche a quelle nuove.

Ora vediamo i requisiti particolari che caratterizzano queste nuove forme che ci interessano più da vicino. Sono descritti in maniera sintetica e precisa dal Santo Padre Giovanni Paolo II al n. 62 della sua esortazione post-sinodale sulla vita consacrata con le seguenti parole: “L’originalità delle nuove Comunità consiste spesso nel fatto che si tratta di gruppi composti da uomini e donne, da chierici e laici, da coniugati e celibi che seguono un particolare stile di vita […] Anche il loro impegno di vita evangelica si esprime in forma diversa mentre si manifesta, come orientamento generale, un’intensa aspirazione alla vita comunitaria, alla povertà e alla preghiera” (VC, 62).

Da quanto esposto possiamo dedurre le tre note particolari che distinguono le nuove forme di vita consacrata: 1) Gruppi composti; 2) un nuovo stile nel vivere i tre tradizionali voti di castità, povertà e obbedienza; 3) la vita comunitaria basata sulla preghiera e la testimonianza di una vita semplice e povera.

Queste tre note particolari fanno parte della natura costitutiva della famiglia “La Piccola Casetta di Nazareth”.